SOPA, PIPA, Megaupload, Anonymous... ma che cosa é successo?

di Matteo Simeone

Devo ammettere che inizialmente avevo sottovalutato la portata di quanto é accaduto in questi giorni negli Stati Uniti, o forse dovrei dire nel mondo, ma il susseguirsi delle notizie mi ha incuriosito, e approfondendo ho scoperto che é in atto una vera e propria guerra, che si combatte su un campo difficile: Internet. L'esito della lotta cambierà il nostro modo di vivere la rete?

Andiamo per gradi, cerchiamo di capire quali sono stati gli eventi e chi hanno coinvolto.

SOPA

E' da questa sigla cha nasce tutto: SOPA, Stop Online Piracy Act. Si tratta di una proposta di legge, presentata nel mese di Ottobre del 2011, attualmente in fase di discussione dal Congresso degli Stati Uniti d'America, che ha scatenato un fronte di proteste molto compatto affiancato anche da colossi come Google o Wikipedia.

Ma cosa prevede lo Stop Online Piracy Act? Volendo sintetizzare, la legge permetterebbe al Dipartimento di Giustizia Americano di procedere contro siti web, anche fuori della giurisdizione degli Stati Uniti, se accusati di violare i diritti d'autore, o di consentire o agevolare tale pratica.
Dopo la notifica dell'ordinanza da parte del tribunale, sarebbe possibile, per il procuratore generale, vietare a provider, a circuiti pubblicitari o sistemi di pagamento di avere qualsiasi tipo di rapporto commerciale con tali siti. Conseguenza di ciò potrebbe essere la rimozione dei link al sito dai risultati dei motori di ricerca, o il blocco del sito web, anche tramite il filtraggio dei DNS.

Il principio ispiratore di questa proposta, il contrasto alla pirateria, è indubbiamente condivisibile, ma allora perché tanta opposizione? Personalmente, penso che si ci si debba concentrare principalmente su questi punti:

  • Rispetto al DMCA (Digital Millennium Copyright Act, attualmente in vigore negli Stati Uniti) il SOPA prevede la possibilità di procedere con una causa legale, e non solo con una diffida, anche per un solo contenuto che violi i diritti d'autore. La conseguenza attuale, con il DMCA, è la rimozione del contenuto, mentre con il SOPA sarebbe la chiusura dell'intero sito.
  • Secondo il SOPA, anche il sito che ha reso possibile o facilitato la pubblicazione del contenuto che viola i diritti d'autore, è perseguibile, di fatto mettendo in pericolo tutti i siti web che prevedono il caricamento di contenuti da parte degli utenti, come i social network. Il DMCA fa ricadere invece la responsabilità solo sull'utente che ha pubblicato il contenuto.
  • E' facile che la legge possa diventare un'arma impropria da parte dei titolari di diritti d'autore per indurre alla chiusura siti web scomodi: le spese legali necessarie per sostenere la causa possono essere un forte deterrente o rivelarsi proibitive per i siti web a basso budget.

Ce n'é abbastanza per farsi delle domande, e personalmente ho iniziato a pensare che il SOPA si spinge, per come è attualmente formulato, troppo in là rispetto ai suoi propositi originari.

PIPA

Si tratta del Protect IP Act, proposta di legge precedente il SOPA (Maggio 2011) e il cui iter è stato sospeso per opera di un senatore democratico.

I contenuti sono in linea con quelli del SOPA. La proposta introduce nuove tipologie di reato nell'ambito della distribuzione di copie digitali di materiale protetto da diritti d'autore o di merci contraffatte e ridefinisce il concetto di sito web dedicato ad attività pirata.

Anche secondo questa proposta, il potenziale destinatario dei provvedimenti (anche se esterno alla giurisdizione statunitense) può vedersi annullati i rapporti commerciali con intermediari finanziari e operatori pubblicitari, oltre a essere rimosso dai motori di ricerca e a subire il blocco della visibilità del sito tramite filtraggio del DNS.

La risposta di Internet

L'opposizione a SOPA e PIPA è stata massiccia. Tra i grandi nomi del web, Wikipedia ha capeggiato le proteste, con un black-out totale il 18 Gennaio, ma anche nomi del calibro di Google, Facebook e Twitter si sono schierati contro tali provvedimenti. Sono circolate persino voci di un loro black-out di protesta, il 23 Gennaio, ma si è trattato di notizie infondate.

Le proposte di legge hanno incontrato anche ostacoli politici, sia sul fronte repubblicano che democratico, rappresentati per esempio dall'opposizione di Nancy Pelosi, capogruppo democratica alla Camera o del candidato alle primarie repubblicane Ron Paul. Se si tratti di reale convinzione, o di paura per l'appoggio a una legge estremamente impopolare in vicinanza alle elezioni, è difficile dirlo.

Il caso Megaupload

Logo MegaUploadIl 19 Gennaio si diffonde una notizia che si rivelerà determinante nell'evolversi della situazione: l'FBI ha arrestato Kim Schmitz, fondatore del sito Megaupload.com, oltre a diversi dipendenti dell'azienda, con accuse pesantissime di pirateria online, associazione a delinquere e riciclaggio di denaro.
In conseguenza di ciò i siti web di proprietà della società di Schmitz (conosciuto come DotCom), coinvolti nell'ordinanza, tra cui si possono citare MegaVideo, MegaLive, MegaPorn e MegaPix, sono stati chiusi.

Tra noi internauti, siamo sinceri, pochi non sapevano che tramite il network di Megaupload (che nasce originariamente come servizio di storage online) era possibile accedere anche a contenuti come Film, Programmi Televisivi, Musica e Software protetti dal diritto d'autore. Ma la domanda è: può esserne Schmitz, insieme ai suoi dipendenti, ritenuto colpevole? Da una parte, oltre al fatto che Schmitz ha un passato 'poco limpido', c'è il fatto che è difficile pensare che fosse completamente all'oscuro del fatto che il suo servizio fosse ampiamente utilizzato per scopi illeciti. Più probabilmente era maggiormente preoccupato dei suoi lauti guadagni. Dall'altra, c'é però la considerazione seguente: risulta difficilmente credibile l'ipotesi che un sito che offra, per esempio, un servizio di storage online sia in grado verificare tutti i contenuti che vengono caricati dagli utenti.

La questione è complessa, oggetto da anni di innumerevoli discussioni, ma ritornando allo scopo principale della nostra analisi, dovremmo chiederci se la chiusura di MegaUpload, uno dei primi 15 siti web più visitati al mondo, sia collegata alle questioni SOPA e PIPA.

In realtà, sebbene le indagini siano sicuramente cominciate mesi addietro, il tempismo nell'arresto e nella chiusura dei siti appare difficilmente casuale, e più probabilmente come una dimostrazione di intenti. In molti a questo punto si interrogano anche sulla reale necessita di SOPA e PIPA, in virtù del fatto che in questo caso è stato possibile intervenire e chiudere un sito web, anche se al di fuori della giurisdizione statunitense, con le leggi vigenti.

L'attacco virtuale

Anonymous - Screenshot

Screenshot - Anonymous

Subito dopo la chiusura di Megaupload, il gruppo di hacker Anonymous, con il sostegno di moltissimi utenti (consapevoli e non) ha lanciato un attacco a numerosi siti di istituzioni americane (Dipartimento della Giustizia, Casa Bianca, FBI) oltre che di associazioni quali MPAA (Motion Picture Association of America) e RIAA (Recording Industry Association of America).

Gli attacchi hanno ottenuto il risultato di bloccare alcuni siti web, o di renderli difficilmente accessibili. Sono stati lanciati utilizzando uno strumento noto come LOIC (Low Orbit Ion Cannon) che permette di lanciare attacchi di tipo DDOS (Distributed Denial Of Service), ma anche attraverso la diffusione di un link, in social network come Twitter e Facebook, che conduceva a una pagina contenente codice Javascript in grado di lanciare attacchi ai siti web destinatari dell'operazione, ma senza la possibilità di essere individuati tramite il proprio indirizzo IP.

In quest'ultimo caso molti utenti hanno probabilmente partecipato agli attacchi in modo inconsapevole, dato che erroneamente sono stati indotti a pensare di visitare una pagina contenente informazioni di Anonymous. Ad ogni modo, la dimensione degli attacchi, come dicevo prima, è stata tale da creare in brevissimo tempo il blocco o pesanti malfunzionamenti ai server colpiti.

La resa?

Il 20 Gennaio arriva dalle istituzioni statunitensi, nella persona di Lamar Smith, l'annuncio che l'analisi della proposta di legge verrà rinviata finché non sarà presente un consenso più ampio. Poche ore prima, il Senato aveva annunciato di avere posticipato il voto sul PIPA.

Vittoria della rete? La questione è tutt'altro che chiusa. La lotta alla pirateria e alla contraffazione sono obbiettivi importanti per molte aziende e organizzazioni, con un peso economico e politico sulla scena mondiale non trascurabile. Ma sono argomenti importanti anche per noi, dato che la tutela dei diritti d'autore ha un ruolo essenziale anche per garantire la possibilità a chi produce i contenuti e le opere, di continuare a farlo con qualità.
E' però fondamentale che, all'ombra della tutela di un giusto diritto, non si cerchi di ingabbiare un'intera comunità e la sua piattaforma di sviluppo e di crescita, con il malcelato obbiettivo di controllare la resa economica della diffusione della conoscenza e delle informazioni.
Forse la verità non sta nella bocca di nessuno dei due contendenti e questa potrebbe rivelarsi solo una guerra senza vincitori nè vinti.

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