Bioshock è stato concepito per diventare l'opera più importante di Ken Levine, quella che ne avrebbe dovuto segnare la carriera. Usare la parola 'opera', invece che semplicemente 'videogioco', è un atto dovuto. Sì, perché il creatore di Bioshock, nel dare forma al suo progetto ha assunto quasi il ruolo di uno scrittore, come lui stesso più volte si è definito.
Immagino la vostra sorpresa, se già avete sentito almeno parlare di Bioshock, sapete che si tratta di un videogioco appartenente alla categoria degli sparattutto in prima persona (FPS in gergo), per cui è normale che vi chiediate che senso abbia questa premessa per un videogioco che deve offrire innanzitutto azione frenetica e divertimento. Ma è proprio qui il nocciolo della questione, l'aspetto più innovativo di Bioshock sta nell'approccio decisamente innovativo che il suo ideatore ha avuto nella creazione di un videogioco di questo genere.
Un progetto ambizioso: creare un FPS coinvolgente, divertente, ma con una trama avvolgente, profonda e permeata di spunti di riflessione.
In Bioshock, politica, cultura, filosofia, arte e persino musica si mescolano in un ambientazione da film horror.
Ken Levine
Ha alle spalle titoli come Thief: the dark project, System shock 2 (da cui i più sostengono derivi il concept di Bioshock) e SWAT 4. E' creative director di Irrational Studio (acquisita da 2k Games nel 2005) e possiamo sicuramente dire che tale nome non poteva essere più azzeccato. Levine crea titoli irrazionali, senza seguire una precisa logica commerciale, e Bioshock ne è sicuramente una prova lampante.
Ama da sempre il genere degli FPS, ma da tempo aveva notato una certa 'staticità' che lo pervadeva. Per lui i giocatori di FPS stavano diventando "come dei gomitoli che vengono srotolati: seguono un unico percorso, possono fare una cosa sola...". In Bioshock Kevin Levine si propone di cambiare questo status.







